Le PWA (Progressive Web Apps) sono qui per restare. Ed è che se il software come servizio sembrava una sciocchezza a molti solo un decennio fa, soprattutto per quanto riguarda gli utenti privati ​​e il software commerciale, oggi ci sono sempre meno società di sviluppo software che non hanno fatto questo salto. E molti di quelli che non l’hanno fatto, o sono caduti nel dimenticatoio o, almeno, hanno visto il loro volume d’affari sostanzialmente ridotto rispetto a quello che avevano dieci anni fa.

Il problema principale con il software come servizio è, ovviamente, questo richiede una connessione Internet costante, qualcosa che non è problematico se sei a casa o sul posto di lavoro, ma che può essere un po ‘complicato se viaggi, in un luogo senza copertura, su un volo di 14 ore, in un paese con tariffe di roaming proibitivo dei dati… Tuttavia, anche se presumiamo già di avere una connettività globale, ci sono più circostanze in cui siamo disconnessi. E, naturalmente, il software come servizio era molto breve.

Tuttavia, e in una svolta ingegnosa, Si cominciarono a proporre modelli che consentissero l’utilizzo offline dei servizi web. Quindi, se il sistema è connesso a Internet, verrà utilizzata la versione cloud, ma altrimenti avremo la versione locale, che sarà sempre disponibile. E sì, ha una certa grazia che in questo modo, in qualche modo, il software venga reinstallato localmente, solo come replica del servizio online, e che il software determini automaticamente quale versione utilizzare. E questo è un punto chiave del PWA.

Fai attenzione, con questo non sto dicendo che tutte le PWA abbiano una modalità offline, questa è una possibilità che lo sviluppatore può implementare o meno, ma è un aspetto molto importante da tenere in considerazione quando si sceglie un PWA per le nostre attività quotidiane. Alla fine, e nel caso della modalità offline, più che un servizio troviamo una versione 2.0 del software, che quando possibile viene utilizzata da remoto, ma il resto del tempo funziona come un software tradizionale.

E oggi sappiamo, da MSPowerUser, che le PWA erediteranno un altro aspetto del software della vita, e cioè può essere disinstallato direttamente da Windows 10, indipendentemente dal browser dal quale sono stati installati, esattamente come per disinstallare i programmi installati sul PC.

Chrome PWA: ora puoi disinstallarli da Windows 10

Questa funzione era già disponibile per le PWA installate da Edge, ma con il salto del browser a Chromium, Microsoft ha deciso di trasferire questa funzione sulla base Chromium e che, quindi, può essere utilizzata da tutti i browser che la utilizzano come motore. In questo modo, le PWA vengono mostrate nell’elenco dei software che Windows 10 può disinstallare e, una volta eliminate da esso, non vengono più registrate nel browser.

E il primo browser a incorporare il supporto per questa funzione è stato Google Chrome che, nella sua versione Canary (sviluppo stabile) ti permette già di testarlo. Certo, al momento il modo per farlo non è dei più comodi, ed è che per attivare la modalità di eliminazione WPA da Windows 10 per le app installate dal browser Google, è necessario avviare Canary con il seguente parametro:

enable-features = EnableWebAppUninstallFromOsSettings

Ovviamente questo è temporaneo, si spera nelle prossime settimane migliorare l’integrazione di questa funzione, al punto che diventa attivo di default nella versione stabile del browser, a quel punto tutto il WPA installato da Chrome può essere già disinstallato da Windows 10. Si spera che anche il resto degli sviluppatori di browser che utilizzano Chromium incorporarlo, poiché è più pratico.